Notificazioni Impugnazione inammissibile se l’atto è notificato all’indirizzo errato per colpa del notificante


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Se la notificazione dell’atto di impugnazione non va a buon fine per errore nell’indicazione dell’indirizzo del procuratore domiciliatario imputabile al notificante, allora l’impugnazione può essere considerata tempestiva solo se la notifica in rinnovazione perviene entro il termine per impugnare, non potendo fare retroagire gli effetti al tempo della prima – erronea – notifica.

(Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza n. 32931/18; depositata il 20 dicembre)


Notizia del 23/12/2018 alle 12:39


Questo il principio espresso dalla sentenza della Cassazione, Sezione Terza, del 14 dicembre 2018, n. 32931.

 

Il caso. L’ex socio di una società in nome collettivo agiva con decreto ingiuntivo domandando alla società e ai soci attuali di corrispondere una somma a titolo di canoni di locazione per la loro attività di ristorazione che veniva esercitata nei locali di proprietà del ricorrente.
Facevano opposizione i soci, muovendo eccezioni in merito alla validità del contratto di locazione e alla genuinità della firma apposta in calce allo stesso.
In primo grado il processo si concludeva con il rigetto dell’opposizione proposta.
Il giudizio approdava, quindi, in grado d’appello e il giudice del riesame conferma l’esito del primo processo.
Le parti soccombenti, quindi, incaricavano il loro legale di promuovere impugnazione in sede di Cassazione.

 

Il ricorso in Cassazione veniva dichiarato inammissibile per tardività nella notificazione. Il ricorso, che conteneva contestazioni in merito a presunti errori da parte della Corte d’Appello in materia di valutazione del contratto di locazione e sulla perizia grafologica della firma del predetto documento, veniva contestato immediatamente dalla parte controricorrente.
In particolare, secondo quest’ultima, il ricorso sarebbe stato inammissibile in quanto notificato oltre al termine “breve” per impugnare.
Il combinato disposto degli artt. 325, 326 e 327 c.p.c. comportano che il termine per impugnare una sentenza di appello in sede di Cassazione abbia un duplice termine: un termine “lungo” di 6 mesi, ridotto a soli 60 giorni in caso di notificazione della sentenza da parte della controparte (è il cosiddetto termine “breve”).
La Cassazione, con la sentenza in commento, ometteva completamente qualsiasi giudizio sul merito del ricorso, riconoscendo la validità dell’eccezione della controricorrente e quindi l’inammissibilità dell’atto di impugnazione.
Nel caso specifico, difatti, la parte impugnante aveva in prima battuta tentato di effettuare una notifica cartacea del ricorso al procuratore della controparte costituito in grado d’appello.
Stante la circostanza dell’erronea indicazione dell’indirizzo dell’avvocato, però, la notifica non era andata a buon fine.
La parte ricorrente, quindi, aveva provveduto alla notificazione del ricorso per mezzo di notifica telematica, questo sì andato a buon fine, ma in tempo successivo al termine breve per impugnare.
Secondo la Cassazione l’errore nella prima notificazione sarebbe stato interamente imputabile alla parte notificante e – di conseguenza – non avrebbe consentito l’applicazione dell’art. 291 c.p.c..
Tale norma, infatti, prevede la possibilità di fare retroagire la notificazione tardiva in presenza di situazione nelle quali la tardività dell’azione non è dipesa da un comportamento colposo o doloso della parte notificante.
Ciò in ragione della circostanza per cui, in caso di notifica puramente e semplicemente restituita al mittente per inesistenza dell’indirizzo, non si avrebbe una ipotesi di nullità della notifica, ma di inesistenza della stessa (conformemente al principio già dettato da Cass., SS.UU., n. 14916/2016).
In caso di inesistenza della notifica, quindi, la giurisprudenza distingue (per determinare la possibilità di fare salva la successiva notifica e farne retroagire gli effetti) a seconda che l’errore sul domicilio del difensore domiciliatario sia imputabile o meno al notificante.
Chiaramente, in caso di assenza di colpa da parte del notificante, gli effetti della notifica successiva verranno fatti retroagire a quella precedente.
Casi esemplificativi di tale situazione sono quelli dell’omessa notifica al domiciliatario in conseguenza di: mancato aggiornamento del domicilio all’albo professionale (Cass. n. 6547/2008), morte del procuratore indicato in sentenza (Cass. n. 24702/2006) o erronea informazione del trasferimento fornita da un terzo all’ufficiale giudiziario (Cass. n. 10216/2006).
Concludeva la Cassazione affermando che in caso di errore nell’indicazione dell’indirizzo esclusivamente imputabile al notificante l’impugnazione sarebbe stata ritualmente e tempestivamente proposta solo se la seconda notificazione fosse intervenuta entro i termini per impugnare, non essendo ammissibile alcun effetto retroattivo.
Nel caso in questione, essendo l’errata notificazione stata causata esclusivamente da un errore imputabile al notificante, la Cassazione dichiarava il ricorso proposto tardivamente e quindi inammissibile, con totale soccombenza delle parti ricorrenti.

Fonte Diritto e Giustizia

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